
Quando finisce un percorso ti senti così, come oggi. Quando finisce un percorso ti domandi come ha fatto il tempo a passare così rapidamente. Se è stato un tempo produttivo, chi e cosa hai catturato, carpito, assimilato, chi e cosa hai perso, a cosa (semmai) hai rinunciato.Quando finisce un percorso inevitabilmente rimugini sulle tue scelte, se sono state giuste o sbagliate, se hai dato corpo alle ombre, se invece hai seguito saggiamente la passione, l'istinto...Quando finisce un percorso stai male, perchè non sai cosa ci sarà dopo, e il dopo fa sempre un pò paura, ma sei anche rasserenato, perchè l'incertezza è insita nella crescita, e il cambiamento porta novità ed emozione...Quando finisce un percorso ti commuovi se vedi qualcuno che piange senza farsi vedere, se ricevi in dono un piccolo cactus spinoso o se condividi l'ultimo caffè con brioche...Quando finisce un percorso ti senti orgoglioso, perchè hai maturato esperienza e hai accumulato un pizzico di "professionalità" rispetto a quando l'avevi intrapreso. Quando finisce un percorso conservi gelosamente lettere ed sms, per ricordare e ne scrivi a tua volta, ovunque, appiccichi post it sui muri, per essere ricordato.Quando finisce un percorso ti senti così,un pò spaesato e perso...ma in trepidante attesa, in bilico fra una lacrima ed un sorriso, avvolto da una malinconia buona e dalla dolce speranza che se ne inizierà un altro. Perchè ogni fine, comununque prelude ad un nuovo inizio.


E' morto Ingrid Bergman. E' morto Sabani.E' morto Pavarotti.
E sei anni fa sono morti 3800 sconosciuti, in America.
Eggià. 11 Settembre.
Allora un pò per gioco, un pò no ho pensato a quando me ne andrò io. E vorrei che fosse più o meno così.Come ha detto Baldoni, un altro grande che da 3 anni non c'è più.
Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato. Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me. Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita. Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata. Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega. Basta che non facciate come nel Grande Lebowski".
(Enzo Baldoni)
Chissà se c’è un posto per raccogliere il tempo perduto, per poterselo riprendere, alla fine. o cosa ne è delle giornate inutili e speciali. di tutti quegli attimi indimenticabili di cui domani non ci rimarrà il ricordo. come fotografie venute mosse, immagini sfuocate e incomprensibili in cui intravedi movimento, colore, respiro. ma che non sai descrivere e per dirlo c’è solo quell’immagine lì. in attesa che occhi programmati al bello sappiano scoprire, scavino sotto la crosta, esaltino il profumo nascosto. leggano le parole non scritte.
Di quest'estate giocosa e bizzarra me ne resteranno molte, perse nel sole della Sicilia, nel gelato al gelso nero, nelle imitazioni fatte al tramonto sui lettini dello stabilimento, delle risate a crepapelle, delle passeggiate scalzi, dei fuochi in riva al mare di ferragosto, delle stelle cadenti e degli incendi che illuminavano il cielo dal nostro terrazzo.
Chissà se tutto questo tempo che passa e si confonde, un giorno diventerà rimpianto o gioia. se guardare le ombre di un geco su un muro bianco a piastrelle decorate o farci la doccia fredda nudi, in giardino, con addosso solo il profumo della sabbia e del doposole anti spellatura, spiati dalla buganvillea viola lo considereremo uno spreco o poesia. se rileggere un libro è non averne uno nuovo o cedere alla tentazione.
Mi sdraio nel prato dei soffioni. Aspetto che la terra mi comunichi il mio percorso.Mi rendo conto di essere stufa della città di voler vivere in campagna, come nel sogno idealizzato di Francesco. Mi vedo fra cactus, fichi d'india con un fiore di zagara fra i capelli a preparare conserve di pomodoro. E' solo un attimo. Una frazione di pensiero. Ma basta.
E chissà (e me lo chiedo proprio perchè comincio a star bene anche da sola)che sapore lascia in bocca un giorno passato senza un pensiero di te o uno che nel tuo letto finisce.
